L'INDUSTRIA ELETTRICA




IN VALLE CAMONICA - 11 -

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Bibliografia

in questa pagina:
Diga Avio
Utilizzo dell'energia
Diga Benedetto



Le fotografie in bianco e nero sono dell'archivio storico Enel di Sesto S. Giovanni


Estratto - rivisto e ampliato - dal volume: L'UOMO E L'ACQUA Edito da Banca di Valle Camonica - Gruppo Banca Lombarda - Breno 2002 -
A cura di: Oliviero Franzoni:
Nascita e sviluppo delle centrali idroelettriche sul territorio camuno di franco pelosato

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ATTIVITA' DELLA SOCIETA' GENERALE ELETTRICA DELL'ADAMELLO - GEA - E DELLA SOCIETA' GENERALE ELETTRICA CISALPINA - GEC -

Diga Avio (da inventario della soc. Adamello al 31 marzo 1930) Sistema Avio

L'opera di presa nel lago d'Avio consiste in una galleria scavata nel costone roccioso che separa il lago dal laghetto, nel punto dove la distanza fra i due laghi Ŕ minore;
la galleria venne scavata sotto il livello naturale di entrambi i laghi e precisamente m 18 circa sotto il livello naturale del lago Avio e m 3,50 sotto il livello del Laghetto;
la lunghezza della galleria Ŕ 140 m ed Ŕ scavata completamente nel granito compatto.

Le saracinesche, per la chiusura e regolazione dell'acqua sono disposte una di fianco all'altra, alla base di un pozzo scavato verticalmente sopra l'asse della galleria.

La diga si imposta all'incile del lago sulla dorsale di roccia granitica compatta che ne forma lo sbarramento naturale;
la posizione della diga venne determinata in modo da utilizzare razionalmente il punto pi¨ convergente delle due sponde.

Tuttavia sulla sponda destra la roccia, nettamente indicata alla base e sulla falda montana soprastante, si presentava coperta da un esteso banco di materiale detritico;
si resero cosý necessari rilevanti lavori di scavo per lo scoprimento della roccia e la buona impostazione della diga.

Questa circostanza grav˛ notevolmente sul costo dell'opera.
L'opera venne iniziata nell'estate dell'anno 1922 su progetto di diga a gravitÓ, costruendo durante la stagione lavorativa circa 2100 m3 di muratura.

Nel seguente anno 1923 l'opera venne ripresa su diverso progetto ad archi multipli, costruendo nella stagione le fondazioni di 9 archi e relativi piloni per un volume complessivo di 2600 m3 di calcestruzzo.
Il cambiamento di tipo venne deciso per ragioni di economia e di maggior rapiditÓ di esecuzione.

Nell'anno successivo 1924 venne riadottato il sistema di diga a gravitÓ;
sul ritorno al tipo a gravitÓ ebbe notevole influenza il grave disastro della diga del Gleno ad archi multipli, avvenuto il primo dicembre 1923;
l'opera venne ultimata nella stagione lavorativa 1929.

Durata media della stagione lavorativa in ciascun anno: mesi sette dall'Aprile a Ottobre compresi, dei quali solo sei utili per le opere murarie.
La diga Ŕ del tipo a gravitÓ; ha andamento planimetrico ad arco circolare con raggio di m 400; altezza massima m 33; larghezza alla base m 22.80; in cresta m 4; sviluppo in sommitÓ m 306; volume complessivo m3 65500; il volume di acqua utilizzabile del serbatoio Ŕ pari a circa 17,5 milioni di m3.

L'opera Ŕ costruita in muratura di grossi massi di granito annegati in spessi strati di malta ; il pietrame venne preso da cave aperte sui fianchi della montagna.
La sabbia mista a ghiaia venne cavata in luogo da un piano naturale situato a monte del Lago d'Avio alla distanza di circa m 1500, raccordato al cantiere di lavoro con binario decauville.

Il paramento a monte della diga Ŕ protetto da manto impermeabile LÚvy, in calcestruzzo fondato nella roccia, disposto a voltini semicircolari ad asse verticale.
Le acque filtranti attraverso il manto sono raccolte al piede e scaricate a valle della diga per mezzo di cunicoli collettori.
Nel manto drenante vennero incorporati per ragioni di economia i nove arconi della iniziata diga ad archi multipli, raccordati con cupoloni sferici al resto della struttura.

La diga Ŕ munita di sfioratore a lama aderente ricavato sul corpo della diga alla estremitÓ sinistra, due bocche di alleggerimento: pure in sponda sinistra, munite di paratoie metalliche circolari; le bocche sono seguite da tubi metallici chiodati traversanti da monte a valle le fondazioni della diga.

A valle dello sfioratore e delle bocche di alleggerimento vennero predisposti opportuni canali per il contenimento ed il convogliamento delle acque nel sottostante Laghetto.
Queste opere, ricavate in parte in spessore di roccia e su essa fondate hanno richiesto scavi e sbancamenti notevoli e forte impiego di muratura.


centrale di Salarno





centrale dei primi anni del Novecento




traversa AdamÚ


valle AdamÚ


presa AdamÚ




pompe svaso lago d'Arno





centrale di Cedegolo - 1910





centrale di Campellio





centrale di Campellio





lago d'Arno





bassa valle AdamÚ





sfioro traversa

Utilizzo dell'energia prodotta dagli impianti del sistema Poglia ed Avio negli anni immediatamente successivi alla loro costruzione. (16)

L'energia prodotta Ŕ ceduta quasi esclusivamente a grandi SocietÓ di distribuzione dell'Alta Italia ed anche dell'Italia centrale, specialmente per integrazione dell'energia invernale ed estiva delle rispettive regioni.

Tra queste societÓ ricorderemo: la SocietÓ Generale Italiana Edison - la SocietÓ per Imprese elettriche Conti - la SocietÓ Forze Idrauliche di Trezzo/Crespi - la SocietÓ Brioschi per Imprese Elettriche - la SocietÓ Elettrica Bresciana - la SocietÓ Elettrica Bergamasca - la societÓ Orobica - la SocietÓ Adriatica di ElettricitÓ - la SocietÓ Ligure Toscana di ElettricitÓ - la SocietÓ Mineraria ed Elettrica del Valdarno, ecc.

La SocietÓ Adamello vende per altro direttamente energia anche ad alcune grandi industrie quali gli Stabilimenti Metallurgici di Dalmine (presso Bergamo) e quelli Murachelli e Tassara in Valle Camonica.

Un poderoso sistema di condutture Ŕ stato costruito per tale distribuzione; di esso fa parte una doppia palificazione - ciascuna a due terne - che congiunge le centrali della Val Camonica con la sottostazione di Ciserano (presso Bergamo), distante circa 85 km.
Da questo centro si dipartono tre terne destinate all'allacciamento a Monza e a Sesto (Milano) rispettivamente con le SocietÓ Conti ed Edison, mentre, pure a Sesto, esiste un collegamento con le reti del Piemonte, attraverso le linee della SocietÓ Idroelettrica Breda.

Dallo stesso centro parte una linea (a doppia terna) destinata agli stabilimenti di Dalmine ed un'altra che alimenta la SocietÓ Trezzo/Crespi.

Infine, dalla detta sottostazione di Ciserano, una linea (a doppia terna) si diparte per alimentare le sottostazioni di Pandino (SocietÓ Trezzo/Crespi) e di Lodi (SocietÓ Brioschi) e prosegue poi (con una sola terna) per la sottostazione di Piacenza (che fornisce energia alla SocietÓ Brioschi) e per quella di S. Polo d'Enza.

Da questa: una linea parte per Bologna, per unirsi agli impianti della societÓ Adriatica, un'altra linea (a doppia terna) si connette alla centrale di Predare della SocietÓ Ozola, colla quale gli impianti dell'Adamello funzionano in parallelo.

Tale centrale Ŕ munita di gruppi costituiti da alternatori a 42 periodi ed a 50 periodi, coassiali, accoppiati colla stessa turbina, in modo che Ŕ possibile inviare l'energia idraulicamente producibile da questo impianto, sul circuito a 42 periodi sopra descritto, o su quello a 50 periodi della regione Toscana.

Inoltre, attraverso questi gruppi di alternatori, Ŕ possibile inviare l'energia proveniente dall'Adamello nella regione Toscana o viceversa.
PoichÚ gli impianti della toscana sono , a loro volta, connessi con quelli della regione Umbra, si pu˛ asserire che, attraverso la detta centrale, Ŕ possibile la trasmissione dell'energia dalla regione alpina a tutta l'Italia centrale e reciprocamente.

Tale trasmissione diverrÓ per˛ ben altrimenti efficace e poderosa quando sarÓ ultimata la nuova grande linea a 125000 Volt che, partendo da Tem¨, punterÓ direttamente su S. Polo d'Enza toccando Cedegolo e Gorlago e che, mediante tre sottostazioni di trasformazione da 125 a 70 mila Volt, poste a S. Polo, Gorlago, Cedegolo, alimenterÓ la sopra descritta rete di distribuzione a 70000 Volt.

(16) Annali del consiglio superiore delle acque, anno 1923, volume V fascicolo 2

Diga Benedetto

A seguito del buon risultato ottenuto alla malga Dosazzo ed al piano d'Aviolo nello svuotamento idraulico della sabbia che riempiva le rispettive piane alluvionali, nel 1937 venne intrapreso lo stesso lavoro immediatamente a monte del lago d'Avio nel piano di Malga di Mezzo.

Venne scavata una galleria nel gradone roccioso che separa il lago d'Avio dalla piana sovrastante della malga di Mezzo, sotto il livelo del lago d'Avio e sotto il livello della piana alluvionale di circa 25 m.

Anche in questo caso, come giÓ al Dosazzo, venne scavata una galleria partendo dalla roccia che sovrasta il lago d'Avio, fino a raggiungere un pozzo di approccio sull'incile e poi, dal fondo di questo si Ŕ scavato verso monte per raggiungere la sabbia da evacuare;
sono stati tolti circa 800000 m3 di materiale che hanno trovato posto nella conca naturale del lago d'Avio senza influire sulla capacitÓ utile dello stesso.

Sopra il pozzo Ŕ stata poi costruita la diga, denominata del Benedetto in memoria dell'ing. Fernando Benedetto, direttore tecnico della societÓ Adamello prima e poi della Cisalpina, che fu l'ideatore di questi procedimenti di fluitazione idraulica dei depositi fluvio-lacustri giÓ realizzati anche a Salarno e all'Aviolo.

E' una diga a gravitÓ massiccia costruita in muratura di pietrame con malta di cemento, andamento leggermente arcuato, lunga al coronamento 320 m circa ed alta m 38.
Rispetto alle dighe fino ad ora costruite presenta alcune novitÓ in quanto non Ŕ stata provvista di manto LÚvy ma di un sistema drenante con canne verticali poste all'interno del corpo diga, a valle del paramento di monte, il quale viene realizzato in bolognini di granito con intasamento di calcestruzzo.
La capacitÓ utile del serbatoio Ŕ di circa 7,5 milioni di m3.

Nei primi anni cinquanta nel lago Benedetto vennero convogliate le acque della presa sul torrente Narcanello e delle valli: Seria, dei Buoi, del Salimmo e Incavate;
complessivamente il bacino imbrifero allacciato Ŕ di circa 20 Km2, tramite una galleria della lunghezza di circa 8 Km con portata massima di oltre 3 m3/s; in questo modo la centrale di Tem¨ usufruisce di un bacino di alimentazione quasi doppio rispetto all'originario di 25 Km2 e quindi aumenta notevolmente la sua producibilitÓ raggiungendo i 100 milioni di KWh.

"archivio Ghislandi" - Appunti:

In una lettera del 13 Agosto 1952, la SALCI scrive alla Edison per dire che lo scavo della galleria del Narcanello, previsto per un costo di ú 8.800 al metro cubo, Ŕ risultato, a consuntivo di ú 22.700.

VelocitÓ media di avanzamento: 3 metri al giorno.

Nel periodo febbraio - giugno 1951 il costo risult˛ del 25% superiore alla media.

Anni 1949-50 e 1950-51 cantiere aperto anche d'inverno.


Durante questo lavoro, il 4 febbraio 1951 si verific˛ un infortunio gravissimo: perirono quattro operai contemporaneamente a causa dello scoppio ritardato di una mina.

Questa derivazione venne realizzata dopo che la Edison modific˛ il progetto relativo ad un impianto denominato "altissimo Oglio" e che avrebbe dovuto utilizzare, oltre alle acque del torrente Narcanello quelle delle valli in sponda destra orografica: valli di Viso, delle Messi con il lago Nero del Gavia come serbatoio, valle di CanÚ e val Grande, con centrale a Tem¨.

SarÓ ancora questo progetto, escluso il Narcanello giÓ utilizzato, ad essere ripreso dall'Enel al termine dei lavori per la costruzione dell'impianto di Edolo, con lo scopo di riutilizzare la centrale di Tem¨; venne fatto uno studio di fattibilitÓ completo di studio di impatto ambientale, negli anni 1985-86, ma l'opposizione degli enti locali e della popolazione lo fecero accantonare.



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Last updated 21.10.2007